http://www.inps.it/

Certificati di malattia





per i lavoratori che DEVONO inviare il certificato all'INPS

I certificati:

N.B.: Certificati di malattia durante turni festivi o notturni vanno chiesti al servizio di Guardia Medica. Nel pomeriggio del sabato e dei giorni prefestivi gli studi sono chiusi: il proprio medico (o sostituto) è reperibile sino alle 10, dopo tale orario bisogna rivolgersi al Servizio di Guardia Medica anche per i certificati di malattia









per i lavoratori che NON DEVONO inviare il certificato all'INPS

I certificati:

N.B.: Certificati di malattia durante turni festivi o notturni vanno chiesti al servizio di Guardia Medica. Nel pomeriggio del sabato e dei giorni prefestivi gli studi sono chiusi: il proprio medico (o sostituto) è reperibile sino alle 10, dopo tale orario bisogna rivolgersi al Servizio di Guardia Medica anche per i certificati di malattia







NORME E SENTENZE SULL'ACCERTAMENTO DELLO STATO DI MALATTIA



Controlli sullo stato della malattia

Visita domiciliare di controllo

  1. L’obbligo di reperibilità ai fini della visita domiciliare di controllo, nella previsione di cui all’art. 5, DL 12/9/83 n. 463 convertito nella L. 11/11/83 n. 638, resta escluso in presenza di un giustificato motivo di esonero del lavoratore dal rispetto dello stesso che prevale, pertanto, sull’interesse pubblico al controllo dello stato patologico da cui è affetto il soggetto. Il concetto di giustificato motivo richiamato dalla citata disposizione, non si identifica con lo stato di necessità o con la forza maggiore, ma è integrato, anche in presenza di un impegno serio e apprezzabile, da soddisfare con tempestività, e incompatibile con il rispetto delle fasce orarie (Trib. Napoli 18/3/97, pres. Nobile, est. Lorito, in D&L 1997, 811)

  2. Il giustificato motivo di assenza del lavoratore ammalato dal proprio domicilio durante le fasce orarie di reperibilità – che esclude la decadenza dal diritto al trattamento economico di malattia, ai sensi dell’art. 5, u.c., L. 11/11/83 n. 638 – può anche consistere nell’essersi il lavoratore dovuto recare presso il proprio medico curante per la verifica dell’andamento della malattia o da altro medico per altre ragioni, a condizione che il lavoratore dimostri la necessità e l’indifferibilità di tale visita, allo scopo di evitare un pregiudizio alla propria salute (nella fattispecie, è stata ritenuta giustificata l’assenza del lavoratore recatosi dal medico curante perché afflitto da un forte mal di denti) (Cass. 10/12/98 n. 12458, pres. De Tommaso, est. Eula, in D&L 1999, 363)

  3. Il giustificato motivo di assenza del lavoratore ammalato dal proprio domicilio durante le fasce orarie di reperibilità, che esclude la decadenza del diritto al trattamento economico di malattia ai sensi dell'art. 5 u.c. L. 638/83, può anche consistere nella necessità del lavoratore di recarsi dal proprio medico curante purché risulti rigorosamente accertato che la visita era necessaria e indifferibile in relazione allo stato di salute del lavoratore (Pret. Monza 4/10/95, est. Padalino, in D&L 1996, 137)

  4. Qualora il ragionevole impedimento che giustifica l’esonero del lavoratore dall’obbligo di reperibilità sia individuato dal medesimo nell’esigenza di ricorrere al proprio medico curante, l’assicurato ha l’onere di provare sia la necessità di tale ricorso sia l’impossibilità di recarsi dal sanitario in orari diversi da quello di reperibilità senza subire pregiudizio alla salute, e tale prova dev’essere offerta fin dal ricorso di primo grado, ai sensi dell’art. 414 c.p.c., salva la possibilità di produrre successivamente prove precostituite (Trib. Pistoia 4/3/99, pres. ed est. Amato, in D&L 1999, 597, n. Conte, L'onere probatorio del lavoratore malato assente al controllo domiciliare e le conseguenze dell'assenza ingiustificata)

  5. La clausola del contratto collettivo che, relativamente all'obbligo del lavoratore assente per malattia di trovarsi al suo domicilio, fa salve le eventuali documentate necessità di assentarsi dal domicilio per cause inerenti alla malattia stessa, va interpretata nel senso che l'obbligo della reperibilità viene ad essere limitato solo allorquando quelle "ragioni" siano urgenti e improcrastinabili e risulti comunque l'impossibilità di rispettare le fasce orarie di reperibilità (Trib. Roma 15/12/00, est. Bellini, in Orient. giur. lav. 2001, pag. 113)

  6. L’assenza ingiustificata comporta la decadenza dal trattamento di malattia per dieci giorni e tale sanzione non è riducibile ai soli giorni antecedenti la visita ambulatoriale (Trib. Pistoia 4/3/99, pres. ed est. Amato, in D&L 1999, 597, n. Conte, L'onere probatorio del lavoratore malato assente al controllo domiciliare e le conseguenze dell'assenza ingiustificata)

  7. L'assenza ingiustificata alla visita medica di controllo del lavoratore assente per malattia rileva, oltre che ai fini dell'applicazione dell'art. 5, d.l. n. 463/83 (convertito con modificazioni nella l. n. 638/83), anche sotto il profilo della violazione dell'obbligo - sussistente nei confronti del datore di lavoro - di sottoporsi al controllo e la relativa sanzione inflitta dal datore di lavoro non presuppone necessariamente l'esistenza di una specifica previsione di tale mancanza nel codice disciplinare applicabile (Trib. Roma 15/12/00, est. Bellini, in Orient. giur. lav. 2001, pag. 113)

  8. Sebbene l'art. 6 del DM 15/7/86 stabilisca che il lavoratore che non accetta l'esito della visita di controllo è tenuto a eccepirlo, seduta stante, al medico sanitario, il lavoratore che non abbia sollevato tale eccezione può sempre agire giudizialmente per contestare le risultanze della visita medica di controllo (Trib. Parma 14 gennaio 2000, est. Vezzosi, in D&L 2000, 409 e in Riv. It. dir. lav. 2001, 70)

  9. Qualora il lavoratore abbia esattamente indicato al datore di lavoro l'indirizzo della propria abitazione, non può farsi discendere l'irreperibilità alla visita medica di controllo dalla sola mancanza del suo nominativo sulla pulsantiera del citofono – per aver ignoti asportato la relativa etichetta adesiva all'insaputa del lavoratore - e pertanto deve ritenersi illegittima la sospensione del trattamento di malattia disposta dall'Inps (Pret. Milano 15/10/94, est. Sala, in D&L 1995, 382)



home